In molti ci chiedono come sta procedendo e che cambiamenti abbiamo visto dopo questa bolla destabilizzante chiamata corona virus, che purtroppo ancora non si è conclusa.

Per prima cosa le piccole e medie imprese nel mondo del vino hanno bisogno del loro compagno ideale, il ristoratore.

Questa è la mia convinzione.

Crediamo fortemente che un ridimensionamento del mondo dell’HORECA porterà a un ridimensionamento delle piccole aziende vitivinicole.

Non tutti sono nati e lavorano per approcciarsi alla GDO o a piattaforme di vendita on-line che oggi stanno facendo passi da gigante.

Tutti farebbero bene a costruirsi un touch-point interno chiamato e-commerce, ma non sempre la scelta di destinare una produzione o gran parte di essa all’on-line risulta essere vincente.

 

Ma qual è il motivo?

Per molti è una scelta etica e di mercato e per altri è un problema di produzione e di garanzia di un acquirente nel tempo.

Non puoi affrontare secondo me, perlomeno con le stesse referenze, due mondi che sono molto distanti tra di loro, con delle produzioni medio piccole.

Ecco che il ristoratore svolge il ruolo fondamentale di acquirente e divulgatore, molto spesso di territori che respirano vino.

Risulta essere colui che ti conosce veramente bene o con il quale hai pranzato e raccontato tutto di te.

Questo connubio è la lente d’ingrandimento verso l’esterno.

 

Ma come hanno organizzato i ristoratori le carte dei vini in questo periodo?

Sono state fatte delle scelte, molte aziende sono uscite dalle carte, perché il ristoratore fa fatica a sostenere l’immobilizzazione di questi costi e vuole puntare su prodotti in cui crede di più o che ritiene più vendibili e con più domanda.

Noto con estremo piacere, che nello scegliere, molti hanno abbandonato aziende non legate al territorio, ovviamente in luoghi dove anni di storia raccontano la viticoltura italiana.

 

Per l’azienda di vino cosa risulta essere importante?

Aver lavorato bene prima di questo disastroso periodo.

I rapporti e la credibilità si costruiscono con il tempo e chi ha lavorato bene farà fatica ad essere eliminato, anche se ovviamente stiamo viaggiando a misura ridotta e con grandi punti interrogativi.

La cosa migliore in questi casi è avere le spalle larghe, ma molte volte questo non è possibile e solo con il duro lavoro puoi controbattere.

Il territorio, qualora sia espressione di valore, può aiutare gli uni e gli altri, in un processo di unione perché ora più che mai c’è bisogno di una grande mano tra piccole produzioni di qualità e ristoratori.

Credendo fortemente nei processi di formazione nella trasformazione e nei forti passaggi della vita, ora più che mai c’è bisogno di un grande investimento in questa direzione perché alla fine del setaccio, perché questo sta accadendo, ci sarà ancora più valore richiesto a fronte di difficoltà ancora più grandi.

Dobbiamo ricercare valore e quando uniamo vino e ristorazione di qualità anche questi momenti possono essere superati.

 

Non tutti lo faranno ma solo il “valore” può proiettarti fuori dalla nebbia di fine Ottobre in un filare oramai raccolto.

 

 

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